Sostienici con le donazioni

Home » Letteratura » Tessere ed. Pagine

Tessere ed. Pagine

Silloge poetica di Rosario Marco Atria

Nota di Gabriella Maggio

Osservo  le tessere/sperse come lettere/d’un mosaico sfuggente questi versi danno ragione del titolo scelto da Rosario Marco Atria per la sua interessante silloge Tessere ed. Pagine. Il titolo esprime una visione della vita come composizione di tessere per ritrovare se non la compiutezza almeno: “il passo, il fiato,il senso “ di una destinazione, di un mosaico che la rappresenti. Non si tratta di un semplice mosaico, ma di un’architettura ideale nella quale si coglie l’eco del Mosaicosmo del filosofo palermitano Tommaso Romano. In una modernità in cui l’effimero e il transeunte delle mode rischiano di divenire l’oggetto dell’arte, la contemplazione estetica del poeta Atria ricerca una via d’uscita, un impegno sul senso della vita, un modo di cogliere i segnali di quel quid che mette l’uomo sul sentiero di una verità e porta la Poesia,  a generare una nuova galassia, compendiata nella rosa rossa che sboccia nel deserto. Predomina nei testi il tono pacato della riflessione (distinguo e rivivo e contemplo), l’arcana magia di una luce “triste di fine estate…mobil imago del nostro destino”. In questo percorso, scandito  in cinque sezioni,  Gemme di Memoria, Sigilli, Vertigini e Abissi, Canto e Disincanto, OltreAmore,  Rosario Marco Atria valorizza la memoria, l’amore, il sentimento di una profonda religiosità. In apertura Gemme di Memoria. La memoria è  il momento in cui si fanno i conti  con se stessi con i luoghi reali ed ideali che ci hanno reso quel che siamo. Nella inseparabile duplice  gemmazione,  come pianta e come pietra preziosa,  la memoria si pone  nel vortice del tempoLà le radici/ le storie perdute/ gl’incontri sfiorati/ i possibili sé…Di particolare evidenza è Itaca, meta del viaggio della  vita. Diversamente da  C. Kavafis, che augura il viaggio, lungo e avventuroso   verso l’isola , Atria privilegia  l’approdo fiducioso: ”Ti scopro poco alla volta,/Itaca radiosa, /Porto sicuro,/invocato approdo”. Ed anche Selinunte  ricca di storia, è sintetizzata nell’invasione cartaginese del V sec., rievocata nel suo monumento più elevato : “Questo Tempio…in eterno piegato/ la tua storia a narrar”. Interessante risulta  il confronto col conterraneo poeta Tino Traina che di Selinunte rievoca l’eroe fondatore Pàmmilo e gli scavi archeologici che tra gli sterpi  riportano alla luce la città: “ bassa  negli occhi   la tua forma vera” . Itaca e Selinunte, il mito e la storia, rimandano e testimoniano la matrice greca della poesia  e dell’ampia  cultura del poeta, la voce che lo plasmò come ha  detto il poeta  Odysseas Elitis,  evocatore di una Grecia solida, sicura della propria identità mediterranea, che si fonde con il mare:

La Grecia che con passo sicuro entra nel mare
La Grecia che sempre mi reca in viaggio
Su monti nudi gloriosi di neve.

(Sole il Primo ,Guanda, 1979, trad. it. Nicola Crocetti)

La sezione Sigilli apre il tema della favola bella, la relazione intima del poeta con la poesia/donna amata, legame che vince l’onda che travolge e spezza/ sogni e speranze; poesia che sa  farsi “ fenditura nella tela”, casa, mondo. L’idea del sigillo evoca il Cantico dei cantici:

“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio”

a  cui la sezione  è vicina anche per la visione  dell’aspetto fisico  dell’amore :” t’amo di carne e lacrime…baci carezze gemiti..la mano che cura”.

Quasi a metà della silloge s’apre la parentesi di Vertigini e Abissi , espressione dello  streben verso Luce e Parola per cogliere “l’ineffabile nesso”, il nodo dantesco, della creazione divina. E dare senso alla propria umanità nell’incontro con chi non c’è più, nell’abbraccio di “ ogni mondo e dell’umanità  che soffre “con dignità “mai piegando il capo, che lottando vuol ripartir daccapo”.

Rosario Marco Atria riprende il tema amoroso in Canto e Disincanto. Ma” L‘improvvisa scintilla/ che all’estasi conduce …Lungo la schiena il fremito/ d’irrinunciabile piacere…d’ogni bacio ruggente  “ si unisce  a variazioni in negativo : “Ora sei un’ombra che lenta e mesta/ scivola via dal mio cuore incauto….l’inatteso silenzio della tua assenza”. È l’alterna vicenda d’amore tra i poeti e la musa, già espressa con olimpico equilibrio da Orazio:

quondam cithara tacentem

suscitat Musam neque semper arcum tendit Apollo.( Odi, II, X )

ma  in Tessere è tinta  di dramma, il poeta contemporaneo  ha l’anima sfibrata,  dice accorato:“Ispirami altri versi,/ o Musa del mio cuore:/chè senza la tua voce/ poetare non so più”.

L’ultima sezione OltreAmore  ha un ritmo ascendente, dantesco, “ordito fulgido che riannoda i sentieri , altra Aurora “ culminante nel volo dei colombi  che chiude la silloge. L’amore per la poesia si raffina “in un patto d’anima/ che non trova il suo eguale….Ancelle devote/ le incantevoli Muse..indichino a te rotte / di destinazione”. Adesso la poesia sceglie di” accogliere/ del viandante imperfetto/ cadute e sconfitte./ Custodire i segreti. Venerarne la fragilità….Per sognare. Costruire. Osare”. I tre infiniti, forme implicite di proposizioni finali, rivelano che  il  cammino introspettivo del poeta giunge a  conclusione.  Il dettato poetico di Tessere unisce il classicismo del lessico e del ritmo a una sintassi franta e talvolta ellittica. Resta comunque fermo l’omaggio di Rosario Marco Atria alla tradizione letteraria: Studium est alma poësis .

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *